>
Sezioni espositive
>
La storia e il folklore dell'abbazia
>
Prepara la tua visita
>
Didattica
>
Chi siamo
La storia e il folklore dell'abbazia

Situato fra Neviano e Collepasso, il casale di San Nicola di Macugno costituiva un punto di riferimento nell’habitat rurale bizantino e segnava il percorso di pellegrini e mercanti con una torre di avvistamento e di difesa.

Probabilmente - com’era usuale in quel tempo – il casale sorse intorno ad una cripta e si configurò nel tempo come una vera e propria azienda agricola monastica (grangia) quando - con l’avvento dei benedettini - divenne una delle «quattordici inferiores Abbazie dipendenti dall’Abate di Santa Maria di Nerito».

Dell’antico insediamento di Macugno attualmente restano: una torre con due nicchie nelle quali è possibile riconoscere gli affreschi raffiguranti San Nicola e Santa Lucia, un’ampia grotta scavata nella roccia, lo stazzo della grangia con altre piccole grotte e granai ed una profonda strada carraia che testimonia il traffico di un’epoca in cui le grangie basiliane fungevano da mercati.

A difesa del complesso monastico esisteva un muraglione in pietra a secco (il paretone) che proteggeva le grotte e il complesso monastico dalle frane e dalla piena delle acque, assolvendo alla funzione di terrazzamento.

Intorno al XIV secolo, San Nicola di Macugno subì le scorrerie saracene che, in quel periodo, divennero più frequenti e pericolose, spaventando soprattutto gli abitanti che vivevano nelle campagne.
A questo fenomeno – ed anche alla crescita dei più sicuri agglomerati urbani - si deve la scomparsa del casale di San Nicola di Macugno.

In realtà l’allontanamento della terra non fu totale: solo le abitazioni di pertinenza dei campi  furono abbandonate, divenendo ricoveri dalle intemperie, depositi per gli attrezzi o per paglia e legna.

Negli anni, le leggende ed i racconti dei più anziani hanno conferito al casale di Macugno un alone di mistero e magia.
Ancora oggi fra gli abitanti di Neviano esso è noto come la "Masseria del diavolo". Si racconta che proprio dei demoni la abbiano edificata, non riuscendo però nella realizzazione del tetto. Molti provarono negli anni successivi a concludere la costruzione, ma tutti i tentativi andarono falliti, poiché è credenza popolare che ciò che non furono capaci di fare i diavoli non può farlo nessuno.

Il restauro della vecchia Abbazia è stato finanziato con risorse messe a disposizione dai Fondi PIS 14 – POR/Puglia e già nel 2007 essa ha beneficiato di un finanziamento da parte del CUIS - Consorzio Universitario Interprovinciale Salentino - per la costituzione di un polo ecomuseale in collaborazione con l’Università del Salento.

Foto gallery

P.O. Puglia FESR 2007-2013 Progetto finanziato con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale
ASSE IV - Linea di Intervento 4.2 - Azione4.2.1. - Attività 4.2.1. D
"Riqualificazione e valorizzazione del sistema museale" "INVESTIAMO NEL VOSTRO FUTURO" Progetto cofinanziato dall'Unione Europea